La fine dell’estate è il periodo migliore per poter dar vita ad un bellissimo prato erboso, che, proprio in questi periodi cresce facilmente senza la presenza delle infestanti. Prima, però, di procedere con la realizzazione del prato è necessaria un’altra operazione: l’installazione dell’impianto d’irrigazione, con cui si può pensare non solo di ottenere un bel prato ma anche di mantenere in salute tutte le piante del giardino anche nei periodi più caldi. Non installare per tempo l’impianto di irrigazione del giardino e magari procedere in un secondo tempo vuol dire compromettere il prato danneggiato dagli interventi di scavo e le piante che potrebbero morire per la mancanza d’acqua. Nonostante si intervenga manualmente con la canna di gomma, il prato può perdere elasticità, diventare opaco e scuro, ingiallire fino ad assumere un colore bruno. Ed a questo punto bisogna solo rifare il prato. Per quanto riguarda le piante del giardino, un’ innaffiatura manuale può non essere sufficiente in quei mesi estivi molto caldi, in cui si raggiungono temperature di 30-40°. La siccità fa nascere anche malattie nel prato mentre con il ripristino di un’adeguata annaffiatura solo in un secondo momento favorirebbe la il proliferarsi delle erbe infestanti.

Il progetto dell’impianto di irrigazione per il giardino
L’impianto di irrigazione andrebbe installato quando il progetto del giardino è ancora sulla carta. Si comincia lavorando sulla planimetria di massima, quella da cui risulta la suddivisione degli spazi in siepi, prato, alberi, aiuole da fiore, bordure sotto casa. Di certo, nel giardino, non mancherà la presa d’acqua. Da qui, dovranno partire le linee principali di irrigazione, ognuna destinata a portare acqua in una zona diversa. Poter iniettare i tubi quando il prato non è ancora seminato o non si sono ancora piantati arbusti e fiori semplifica e ottimizza il lavoro. Per sveltire la manutenzione, installare prese di acqua interrata (per l’irrigazione automatica o manuale) che scompaiono quando non sono in uso, e tubi gocciolatori che erogano acqua dove serve. Non deve mancare la classica centralina elettronica.

Chi realizza l’impianto di irrigazione
Risulta essere preferibile che l’impianto sia realizzato da personale specializzato, ma si può costruire l’impianto di irrigazione anche con il fai da te. Non sarà semplicissimo: sono avvantaggiate le persone che possiedono una certa dimestichezza con i lavori manuali. Tecnici molto preparati sono i vivaisti dei centri di giardinaggi mentre si sconsigliano gli idraulici perché tendono a soluzioni che irrigano uniformemente tutta l’area, non tenendo conto delle esigenze di ogni singola pianta.

Un tecnico scrupoloso farà un sopralluogo nel giardino, prenderà nota di tutti gli elementi presenti, disegnerà la pianta dell’area con le misure sulla carta, segnando la posizione delle prese d’acqua e della corrente elettrica, oltre all’orientamento dell’area. Valuterà pressione e portata dell’acqua, stilando un preventivo accurato non immediatamente. Meglio informarsi a priori sulla possibilità di assistenza post-lavori e sulla garanzia dell’impianto di solito di 1 anno. Inoltre l’installazione non dovrebbe durare non più di una settimana.

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Risulta essere possibile procedere all’installazione anche da soli se il prato non è molto ampio di, circa 100 o 150 mq al massimo, facendosi comunque redigere il progetto da uno specialista di un centro di giardinaggio con alcune indicazioni tecniche per la sua esecuzione.

L’impiantista in questo caso dovrà rendere conto della portata e della pressione dell’acqua disponibile, del tipo d’approvvigionamento idrico, della localizzazione di presa d’acqua e di corrente, dell’esposizione dell’area, di ostacoli e di aree pavimentate, della presenza dei venti che asciugano il suolo, di depressioni o avvallamenti del terreno, di fioriture e di tronchi d’albero da non colpire con i getti d’acqua.

Il progetto dell’impianto, con tutto il materiale per la sua realizzazione, costa circa 800-900 euro considerando tutte queste variabili progettare in autonomia l’impianto non è semplice, ancor meno la sua realizzazione.Tuttavia si ottiene un consistente risparmio perchè è proprio il costo della manodopera di uno specialista ad incidere sulla realizzazione dell’impianto.

L’impianto in linea di massima sarà costituito da una centralina programmabile, meglio se con un sensore di umidità e di pioggia, da porre in una zona asciutta e riparata, la quale gestirà automaticamente l’apertura delle elettrovalvole che permetteranno il flusso dell’acqua nelle tubazioni interrate e nei corpi irriganti.

Impianto di Irrigazione Automatico

Irrigare con un impianto automatico significa poter dar acqua alle piante senza dover essere presenti o magari si è in vacanza e non si ha la possibilità di tener sotto controllo le proprie piante o il prato che tuttavia necessitano ugualmente di acqua. Ecco allora che l’impianto automatico permette di evitare brutte sorprese: prato ingiallito da rifare o bellissimi alberi e piante seccati dalla siccità.

Automatizzare un impianto vuol dire fornirgli di una centralina con programmi da poter stabilire, la si può fornire anche di sensori relativi alla pioggia e all’umidità, da collocarsi in un luogo asciutto e riparato: la centralina così facendo potrà gestire in automatico le elettrovalvole per l’irrigazione, una specie di rubinetti azionati tramite la centralina con delle  tubazioni da interrare in plastica e dei corpi irriganti.

La centralina oltre alla gamma di prodotti completa sono offerte da azienda presenti nella grande distribuzione e nei centri di giardinaggio come Claber, Gardena, Escher, Wolf Garten. La spesa per la sua installazione in un giardino di media grandezza è di circa 1.500 euro ma permette un risparmio di acqua: l’installazione dei sensori consente di sospendere l’irrigazione in caso di pioggia o di sufficiente umidità.

Come funziona l’impianto di irrigazione automatico

L’impianto di irrigazione automatico funziona in modo alquanto semplice: dopo aver programmato la centralina questa secondo quanto stabilito invierà un comando all’elettrovalvola mediante impulsi elettrici. L’elettrovalvola si apre e invierà l’acqua sotto pressione ai tubi posizionati sotto terra e poi man mano a tutti gli irrigatori. Lo stesso sistema è previsto sia per l’irrigazione tramite tubo gocciolante e sia con la subirrigazione.

La rete di distribuzione dell’acqua si avvale di due tipi di tubi

tubi ad alta densità, più rigidi e con minor spessore, adatti per portare acqua da un punto a un altro

tubi a bassa densità con spessore maggiore, indicati per l’installazione dei gocciolatoi dell’irrigazione localizzata.

Come costruire un impianto di irrigazione

PRIMA FASE
Le tubature in polietilene e gli irrigatori devono essere posati in un solco a V, profondo almeno 30 cm, in modo da proteggerli dal gelo. Nelle zone in cui è prevista la posa degli irrigatori conviene scavare 5 -10 cm più in profondità per lavorare più agevolmente. Il fondo dello scavo deve essere pulito da sassi e detriti e ricoperto con un sottile strato di sabbia in modo tale da evitare il danneggiamento dei tubi. Prima di scavare controllare la posizione precisa dell’impianto elettrico e del gas per evitarne la rottura. Se si lavora su un prato già realizzato lo scavo deve essere eseguito con pazienza e accortezza: prima di tutto si procede manualmente con una vanga, mettendo la terra di scavo su un foglio di plastica posta lateralmente al tracciato e mettendo da parte le zolle verdi del prato per il successivo ripristino. Si può procedere anche una scavatrice a catenaria che rende lo scavo più veloce e semplice senza danneggiamenti per il prato. Si ottiene in questo modo un terreno di scavo sminuzzato privo di detriti. La scavatrice permette anche di ripristinare la superficie piana con la stessa velocità. In questa fase di tracciatura bisogna indicare la posizione di irrigatori e di elettrovalvole con paletti o bandierine di colori diversi per ogni settore d’irrigazione, mentre il percorso della tubatura va indicato con una cordicella da fissare ai picchetti. Tutto va eseguito nel rispetto di quanto riportato sulla planimetria: nel caso si renda necessario uno spostamento rispetto alla posizione prevista conviene contattare il progettista. Va ricordato di svolgere tutte le operazioni con metro e bindella.

SECONDA FASE
Arrivati a questo punto si procede con la stesura del tubo in polietilene, solitamente venduto in rotoli, lungo il tracciato. Meglio non inserirlo subito nello scavo ma appoggiandolo al lato del tracciato si potrà agevolmente procedere con il montaggio degli irrigatori. In corrispondenza degli irrigatori si deve tagliare il tubo con un seghetto per inserire gli appositi raccordi a T che portano l’acqua ai corpi irriganti, da collegare con raccordi filettati che consentono di avere l’irrigatore a livello del terreno. Sempre molto utile in questa fase è leggere le indicazioni e i disegni allegati ai prodotti.

FASE FINALE
Per poter costruire un impianto di irrigazione si dovrà tener ben presente il progetto che dovrà indicare anche la posizione dei pozzetti, nei quali raggruppare le elettrovalvole, semplificando così la manutenzione e i collegamenti elettrici tra le elettrovalvole, e del programmatore, per i quali si può utilizzare lo stesso scavo dei tubi per l’acqua. I cavi elettrici devono essere interrati con appositi cavidotti (anche spezzoni di tubo per l’irrigazione) e adottando tutti le attenzioni necessarie per la loro tenuta e per la sicurezza. Dopo i collegamenti il pozzetto può essere ricoperto di terra, per nasconderlo. Un consiglio utile, a lavoro concluso, è quello di conservare la planimetria del progetto con la posizione dei pozzetti interrati per ritrovarli facilmente.

Impianto di irrigazione a pioggia per giardino e irrigatori pop up

L’irrigazione a pioggia è il metodo più usato specialmente per l’irrigazione del prato in quanto è simile alla pioggia naturale che garantisce una bagnatura uniforme e omogenea limitando contemporaneamente l’effetto battente su piante e terreno, ottima per l’apparato radicale poco sviluppato del prato. L’acqua arriva sul terreno nebulizzata, in modo da non scalzare le giovani piante, e penetra nel terreno lentamente, permettendo così alle erbe del prato di sviluppare un apparato radicale profondo, disteso verso il basso. Questo tipo di irrigazione garantisce un lavaggio della superficie fogliare, permettendo di eliminare anche le diverse forme larvali di insetti.

Il sistema utilizza gli irrigatori per la distribuzione dell’acqua attraverso i tubi interrati: i migliori sono quelli a scomparsa chiamati pop-up, che scattano in superficie sotto la pressione dell’acqua soltanto al momento dell’irrigazione, mentre a riposo sono nel suolo con la testina a filo del terreno. In questo modo non viene compromessa l’estetica del giardino, si evitano cadute accidentali, problemi per la manutenzione e quelli per il passaggio del tosaerba.

Gli irrigatori pop up più conosciuti sono quelli a turbina con gettata regolare da 6 a 11 m ma si può trovare sul mercato anche la versione oscillante per irrigare superfici, rettangolari o quadrate, comprese tra 12 e 140 mq con estina orientabile e filtro incorporato. La larghezza del getto può andare da m 3,5 a 8,5.

Per quanto tempo irrigare con l’impianto a pioggia

Il prato e le piante devono essere irrigate mediamente ogni 3 – 4 giorni in modo da favorire lo sviluppo delle radici e se passa più tempo bisogna moltiplicare le quantità d’acqua giornaliere per il numero di giorni trascorsi. Un buon espediente per capire ogni quanti giorni irrigare è quella di innaffiare il prato per un’ora o due, con gli irrigatori utilizzati abitualmente. Un paio di giorni dopo si scava una piccola buca, profonda 15 -20 cm: se il fondo è umido la prossima irrigazione potrà avere la medesima durata. Se invece il fondo della buca si presenta asciutto, significa che l’innaffiatura non è stata sufficiente. È necessario allora aumentare la durata.

Irrigatori Statici

Gli irrigatori statici distribuiscono l’acqua contemporaneamente in tutte le direzioni, a ombrello. Hanno raggio di azione corto: circa 5 m che li rende adatti alle piccole superfici e alle forme irregolari perché sono più precisi nell’irrigazione. Possono irrigare su aree di forma circolare, semicircolare, angolare o con angolo regolabile.

Hanno bisogno di soli 5 -10 minuti per irrigare l’area da coprire perchè possiedono un livello di precipitazione più alto dei dinamici ma allo stesso tempo consumano di più. Richiedono una portata di 4 -12 l/minuto e una pressione di 1 – 2,5 Bar. Per livello di precipitazione e quindi portata s’intende il volume d’acqua caduto in un determinato tempo nell’area considerata. Si misura in litri per ora per metro quadrato, l/h/mq, o litri al minuto per metro quadrato, l/min/mq).

Irrigatori Dinamici

Gli irrigatori dinamici bagnano la superficie con un getto che ruota: quindi la superficie di competenza non è bagnata tutta contemporaneamente, e per dare la stessa precipitazione di uno statico devono funzionare per più tempo.

Sono utilizzabili per l’irrigazione di superfici più ampie rispetto a quelle coperte dagli irrigatori statici. Presentano raggio di azione abbastanza lungo: 6 metri e oltre. Hanno tempi di irrigazione più lunghi: circa 20 minuti. Lavorano su angoli regolabili da 30 a 360 gradi. Richiedono pressioni più elevate di circa 3 bar e hanno una portata di 2-10 l/minuto che aumenta con la gittata. A causa delle visibili differenze tra irrigatori statici e dinamici, non bisogna collocare in una stessa zona irrigatori di tipo diverso, i quali non possono essere collegati a una stessa tubatura.

Impianto di irrigazione a goccia

Con gli impianti di irrigazione a goccia, l’acqua viene data alle piante con dei tubi che goccia dopo goccia la rilasciano al terreno in piccole quantità ridotte per un periodo protratto nel tempo. Secondo il principio della capillarità le gocce d’acqua rendono umido il terreno al punto giusto. Le piante se vengono innaffiate tramite l’irrigazione a goccia sviluppano per lo più peli radicali in cerca di umidità e non le radici. La differenza tra un impianto a goccia rispetto ad un impianto a pioggia sta nel risparmio del 30% – 40 circa d’acqua. Di solito lo si preferisce nelle zone dove non vi  è molta disponibilità d’acqua.

I vantaggi dell’impianto a goccia sono sostanziali: il terreno essendo irrigato più in profondità non viene infestato facilmente da erbe e altre piante spontanee, le malattie fungine sulla chioma delle piante non dovrebbero sorgere visto che l’acqua non le bagna. Il terreno non cede nella sua compattezza avvallandosi come è solito accadere con l’impianto a pioggia. Gli irrigatori gocciolanti sono ideali per terreni a scarpata con alberi e piante tappezzanti, per la siepe, per pianta perenne, per gli orti, il roseto e gli alberi di giovane età.

Gli svantaggi degli impianti di irrigazione a goccia derivano prima di tutto da un senso estetico: il tubo in plastica lasciato sul terreno che segue la direzione delle varie piante disposte qua e là non è proprio bello a vedersi. Non ve ne preoccupate: sarà la stessa vegetazione a nasconderlo con il passare del tempo. Un tubo deve essere distante dall’altro in genere 30,40, 50 o 60 cm, stessa cosa vale per i gocciolatoi.  Questa distanza è stabilita secondo il tipo di terreno che andrà a ricoprire: se si tratta di un suolo drenante potrà occupare una distanza inferiore mentre per uno più pesante sarà maggiore.

Un’ultima accortezza: le aree di confine solitamente sono più inaridite dal sole. Per rimediare basta ridurre la distanza tra i gocciolatoi; 5, 10 cm dovrebbero andar bene. Il sistema a goccia non è indicato per i terreni sabbiosi in cui l’acqua non si espande lateralmente ma viene subito assorbita scendendo in profondità e nei terreni argillosi dove l’acqua si infilitra con difficoltà formando facilmente pozzanghere. In questi casi bisogna far ricorso ai microirrigatori, usati solo per bagnare la base della singola pianta.Il sistema a goccia non è indicato per i terreni sabbiosi in cui l’acqua non si espande lateralmente ma viene subito assorbita scendendo in profondità e nei terreni argillosi dove l’acqua si infilitra con difficoltà formando facilmente pozzanghere. In questi casi bisogna far ricorso ai microirrigatori, usati solo per bagnare la base della singola pianta.

La subirrigazione

La sub irrigazione è ancora poco conosciuta ma si presenta già come una valida alternativa al sistema gocciolante. La subirrigazione è costituita da un tubo a trasudazione posto sottoterra. Il tubo in materiale poroso, interrato a circa 20 cm di profondità, data la pressione dell’acqua distribuisce quest’ultima uniformemente nel suolo. Non irriga quindi in modo uniforme. E’ utilizzato per innaffiare aiuole e bordure di piccole e di medie dimensioni.

Essendo sotterraneo il vantaggio rispetto al sistema gocciolante è che non si nota alcunché in superficie.Lo svantaggio è rappresentato dal fatto che i tubi si possono ostruire a causa del calcare depositato e che ne derivi una riduzione di portata: un accorgimento è quello di utilizzare tubi piuttosto corti. Attualmente si possono trovare sul commercio anche tubi per la subirrigazione con sistema a gocciolatoi posti a distanze diversa a secondo del terreno.

Grazie ad accorgimenti tecnici, ora i gocciolatoi sono autopulenti e non si intasano con il terreno. Le radici capillari delle piante, attratte dall’acqua, potrebbero otturare i gocciolatoi: si tengono lontane con l’uso di sostanze specifiche, da distribuire nei tubi una volta all’anno. I costi dei tubi porosi sono molto alti.I tubi si possono rompere facilmente per la poca profondità d’interramento.

Come posizionare gli irrigatori

Ci sono tre tipi di disposizione degli irrigatori: a quadrato, a triangolo e in linea.
Molto spesso a causa della forma irregolare del terreno da irrigare e della disposizione delle piante si devono utilizzare tutti e tre i metodi. Ciò inoltre può determinare una distanza non sempre costante tra gli irrigatori (sono ammesse comunque solo minime variazioni). Per poter decidere a priori come disporre gli irrigatori bisogna lavorare su di una planimetria in scala, nella quale si riporteranno tutti gli ostacoli e le aree pavimentate.

Il secondo passo è quello di tracciare con un compasso i cerchi e gli archi dei cerchi che rappresentano le aree bagnate da ogni irrigatore, fino a coprire tutta l’area del prato e quella delle piante, servendosi di angoli di lavoro da 360° per le zone centrali, da 180° per i lati e da 90° per gli angoli. Questo sistema dà la possibilità di verificare in modo concreto la soluzione proposta dal progettista dell’impianto.

Affinchè l’impianto di irrigazione dia i suoi frutti, la disposizione degli irrigatori deve essere tale da garantire l’uniformità di distribuzione e in secondo luogo che la superficie bagnata sia il più vicino possibile a quella effettivamente da irrigare. La distribuzione dell’acqua fornita da un irrigatore varia in funzione della distanza dall’ugello: infatti diminuisce con l’aumentare della distanza dall’erogatore. La posizione degli irrigatori sul prato deve assicurare una sovrapposizione di getti del 50% del diametro per garantire uniformità di distribuzione.

Suddividere il giardino in zone di irrigazione

Quando la quantità d’acqua richiesta dall’impianto di irrigazione è maggiore della quantità d’acqua di cui si dispone bisogna suddividere il giardino in zone d’irrigazione, in altre parole le aree di giardino irrigate dagli spruzzatori comandati da una singola elettrovalvola.

Dovranno esserci quindi tante elettrovalvole quante sono le zone, e la centralina governerà l’apertura in sequenza, prima di una poi dell’altra valvola, irrigando una dopo l’altra le zone. Se non si attiva questa suddivisione la gittata degli irrigatori si riduce e non si otterrà la copertura totale dell’area da irrigare.

Anche l’azione del vento durante la suddivisione va considerata: essa, infatti, modifica la distribuzione d’acqua di un irrigatore, cambiando forma e posizione dell’area irrigata, che tende a spostarsi nella direzione del vento assumendo una forma ovale: non è garantita una distribuzione idrica uniforme.

Collaudare un impianto di irrigazione

Il collaudo dell’impianto va effettuato prima di procedere con l’interramento dei diversi elementi: per verificare il funzionamento dell’impianto aprite il rubinetto principale e attivate l’elettrovalvola, facendo spurgare le tubature. In particolare bisogna far attenzione ai getti degli irrigatori affinchè coprano tutta la superficie del prato, e magari provvedendo alla regolazione degli angoli di lavoro e delle portate dei vari corpi irriganti.

Il collaudo va fatto per tutto l’impianto e non solo per una sua parte. Con il passare del tempo verificate se, con i movimenti del terreno, la posizione degli irrigatori è a filo dei terreno. La programmazione è l’ultima cosa da fare: la centralina di comando, posta in una zona al riparo degli agenti atmosferici e facilmente accessibile, è collegata a tutte le elettrovalvole e ne controlla il funzionamento secondo i tempi e i modi desiderati. Prima di impostare il programma definitivo scelto, meglio far fare alcuni brevi cicli d’irrigazione per constatare il corretto funzionamento.

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