Nel campo del riscaldamento domestico negli ultimi anni si sta assistendo a un ritorno delle stufe, proposte oggi anche per le abitazioni cittadine. Possiamo parlare di una tradizione rinnovata grazie ad un design più accattivante e ad una maggiore sensibilità ecologica. Infatti le stufe a legna offrono prestazioni sempre migliori in quanto garantiscono basse emissioni di gas serra, contenuti consumi energetici e un risparmio sulle spese di combustibile rispetto a metano, gpl e gasolio.

I miglioramenti apportati alle nuove stufe a legna si riflettono su un rendimento termico elevato con consumi ridotti. I materiali con cui sono costruite fanno si che il calore continui a diffondersi per molte ore anche dopo che il fuoco si è spento.

Negli ultimi anni le stufe hanno subito una notevole evoluzione tecnologica. Si è infatti assistito al passaggio dai vecchi sistemi a caricamento manuale ai moderni dispositivi a controllo automatico e digitale, per arrivare fino alle termostufe, in grado, da sole, di soddisfare il fabbisogno di un intero appartamento.

Le moderne stufe a legna garantiscono inoltre basse emissioni di gas serra, contenuti consumi energetici e un maggiore risparmio economico rispetto ai combustibili fossili come metano, gasolio e Gpl.

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Se vogliamo paragonare le stufe a legna al camino vedremo che le differenze riguardano soprattutto le dimensioni e la resa termica. Per l’evacuazione dei fumi, in entrambi i tipi di impianto bisogna prevedere una canna fumaria autonoma, non collegata cioè ad altri apparecchi termici. La stufa è solitamente molto compatta e si inserisce anche in piccoli spazi; sono quindi più adatte per riscaldare gli ambienti. Il suo focolare ha dimensioni ridotte rispetto a quelle del camino e per questo motivo la resa termica è superiore al 70%. La stufa grazie alla presenza di particolari meccanismi interni, i deflettori, è in grado di bruciare in modo più completo il combustibile e trattenere più a lungo il calore. Il tubo che collega la stufa alla canna fumaria è di solito lasciato a vista, senza rivestimento mentre il camino ha di solito un rivestimento estetico che nasconde la canna fumaria.

Concentriamoci ora sul funzionamento e sulle caratteristiche dei nuovi focolari domestici. Le stufe a legna hanno il focolare in ghisa o in materiale refrattario per diffondere lentamente il calore accumulato. L’aria che serve alla combustione entra prevalentemente attraverso la griglia posta sotto la stufa. Un apposito comando permette di aprirla o chiuderla, regolando di conseguenza il tiraggio della stufa e quindi l’intensità della fiamma. Il calore prodotto fuoriesce dalle griglie superiori e viene distribuito nell’ambiente per mezzo di ventilatori. La cenere si raccoglie nel cassetto sotto al focolare ed alcuni modelli presentano anche uno scomparto forno sopra al focolare.

Per ottimizzare la resa ed evitare anche i più remoti rischi di incendio, la stufa va disposta, se possibile, al centro della stanza o comunque sempre leggermente staccata dalla parete. Alcuni modelli di stufa occupano meno di un metro di larghezza. Non essendo apparecchi a fiamma libera, se installate correttamente e con un buon tiraggio si possono sistemare oltre che in soggiorno anche nella stanza in cui si dorme. In ogni caso consultare il Regolamento d’Igiene del proprio Comune. La resa termica elevata e il sistema della doppia combustione riducono al minimo la produzione di residui e la fuoriuscita di fumi mentre il consumo di ossigeno della stufa è molto limitato. Tuttavia è necessario inserire una presa d’aria. Se si intalla la stufa in una stanza con pavimento di legno o moquette, meglio appoggiarla su una pedana realizzata con materiale refrattario o ceramico, oppure su una lastra di vetro, in modo da evitare bruciature e se l’ambiente risulta secco per umidificare l’aria e migliorarne quindi la qualità, si può appoggiare sulla stufa un recipiente o un bollitore pieno d’acqua.

Per ultimo diamo uno sguardo al prezzo e alle garanzie per il consumatore che intende acquistare una stufa a legna. Tutte le stufe immesse sul mercato dal luglio 2007 devono riportare obbligatoriamente la marcatura CE. I produttori devono quindi dichiarare la conformità dei propri prodotti alle caratteristiche previste dalle norme vigenti, come la Uni En 13240, che stabilisce requisiti e metodi di prova delle stufe a combustibile solido. A maggiore tutela del consumatore vi sono inoltre le certificazioni di qualità, rilasciate da enti autonomi dopo la valutazione di livelli delle emissioni, caratteristiche costruttive, rendimento e qualità del processo produttivo. In Italia il più famoso è l’Imq, Istituto Italiano del Marchio di Qualità.

Per quanto riguarda il costo rimane ancora un pò elevato, naturalmente dipende dalla potenza nominale della stufa che può variare dai 3 ai 10 kW e quindi da quanti mq riesce a riscaldare. Le caratteristiche che discuteremo più avanti se presenti nella stufa che si intende acquistare, tendono ad alzarne il costo ma naturalmente di pari passo anche l’efficienza in termini di prestazioni. I prezzi delle moderne stufe a legna oscillano mediamentre tra i 1.400,00 euro e i 4.500,00 euro.

Materiali atufe

Per maggiore comodità e sicurezza, le stufe oggi in commercio sono dotate di rivestimenti perfettamente isolati, che consentono di mantenere bassa la temperatura delle pareti esterne della stufa. Tra i diversi tipi di stufe in commercio, le più comuni sono fabbricate in ghisa e sono proposte in diversi stili, dal rustico al moderno; esse offrono un’elevata trasmissione termica.

Attualmente sono molto utilizzati i modelli in acciaio inox, soprattutto per le stufe in stile moderno e presentano il pregio non solo di essere più leggere ma anche di riscaldare gli ambienti in pochi minuti. Esistono poi modelli in pietra o in muratura molto diffusi in ambienti rustici e nelle zone alpine. La loro caratteristica è quella di essere composte internamente in materiale refrattario e di essere prive di elementi in ghisa o in acciaio, a eccezione delio sportello per il rifornimento del combustibile.

Per i rivestimenti esterni, la scelta è ampia: quelli classici sono in maiolica fatta a mano, in ceramica o in marmo, mentre in altri casi si possono richiedere decori personalizzati. Le stufe in maiolica e in pietra oliare riscaldano anche per irraggiamento: le pareti della stufa raggiungono temperature molto elevate, e continuano a diffondere calore nell’ambiente per alcune ore anche dopo che la fiamma si è spenta.

Stufe artigionali

Tipica delle costruzioni montane, la stufa artigianale può essere costruita in pietra o in muratura. Quest’ultima è poi intonacata a calce o rivestita di piastrelle di maiolica, dette olle. La loro funzione non è solo estetica, servono anche a condurre il calore dal materiale refrattario, con cui sono a contatto, all’ambiente. La superficie mantiene però una temperatura massima di 70-80 °C.

Secondo la tradizione di buona parte dell’arco alpino e soprattutto di alcune aree di lingua tedesca, la stufa artigianale, conosciuta anche con il nome di Kachelòfen, era posta in una sola stanza della casa, chiamata stube, solitamente tra la cucina e il soggiorno, ma sempre nella parte centrale dell’edificio, in modo da irradiare il calore nelle stanze. La stufa, in muratura o in pietra, è in grado, infatti, di accumulare grandi quantità di calore e di cederlo in modo uniforme nell’ambiente. Per questa sua caratteristica, è stata rivalutata dalla bioarchitettura. Oltre a essere salutare perché riduce al minimo la circolazione di polvere, offre un elevato rendimento termico a fronte di minor consumo energetico. La possibilità di accumulare il calore e di cederlo lentamente nell’ambiente permette, infatti, di caricare la stufa solo una o massimo due volte al giorno. Se ben progettata, può essere utilizzata come unico generatore di calore della casa, oppure essere integrata da un altro sistema di riscaldamento.

La stufa viene costruita sul posto, utilizzando pietre o altro materiale refrattario e prevedendo opportuni giri di fumo, cioè percorsi studiati per costringere il calore in apposite volute all’interno della stufa. Qui il calore viene accumulato e poi ceduto lentamente alle pareti. Di solito intorno alla stufa si trova una panca di legno e talvolta, sulla parte superiore, è presente una struttura dello stesso materiale. La progettazione e la costruzione della stufa avvengono per opera di mastri fumisti, anche se in alcune valli del Sudtirolo la tradizione vuole che il capofamiglia costruisca da sé la stufa per il proprio nucleo domestico.

Potere calorifico delle stufe e informazioni sul rendimento

Per acquistare la stufa adatta alla propria abitazione, è utile conoscerne i dati tecnici. Alcuni valori sono variabili, in quanto dipendono da fattori diversi, come l’isolamento termico di un appartamento. Un dato tecnico importante da conoscere è il potere calorifico ovvero quanto calore è generato da 1 Kg di pellet nel nostro caso, o di qualsiasi altro combustibile dopo esser bruciato del tutto. Questo calore si misura in kilocalorie o megajoule. Il potere calorifico si differenzia in potere calorifico inferiore, Hi, e potere calorifico superiore, Hs.

Il primo è il potere calorifico superiore a cui deve essere sottratto il calore causato dalla condensazione del vapore acqueo. Questo non viene condensato nei processi di combustione in un motore, quindi è al potere calorifico inferiore che si fa riferimento. Il secondo rappresenta quanto calore viene generato dopo che l’intero combustibile ha finito di ardere. Tuttavia questo calore va calcolato a pressione costante e quando si raggiunge nuovamente la temperatura tarata prima che avvenisse il processo di combustione. Un altro fattore collegato alle stufe è il rendimento chiamato anche efficienza o resa termica. Il rendimento è la quantità massima di calore, espressa in valore percentuale, ottenuta dalla legna attraverso la stufa o la termostufa.

Diffusione del calore nelle stufe

La diffusione del calore a convenzione è il sistema usato dalla maggior parte dei modelli. La stufa scalda l’aria fredda, prelevata da un’apposita fessura, per poi immetterla nell’ambiente riscaldata. Il calore si può diffondere in modo naturale, mediante la circolazione spontanea delle masse d’aria calda (attraverso delle feritoie poste sui lati della stufa), o in modo forzato, se i moti convettivi vengono accelerati dall’azione di un ventilatore.

Il sistema a irraggiamento è tipico delle stufe in pietra e, in minor parte, di quelle antiche in ghisa mentre solo alcune stufe sono in grado di riscaldare con entrambi i metodi. Esse sfruttano il calore radiante, simile, come principio, a quello emesso dal sole e diverso, perciò, da quello a convezione. La propagazione avviene più lentamente, ma con un minimo sollevamento di polvere. Alcune

Doppia combustione

Di aspetto tradizionale o moderno, i modelli a legna più recenti sono costruiti in modo da offrire elevate prestazioni in termini di rese caloriche e una gestione pulita della combustione. Infatti le stufe moderne sono più efficienti e pulite dal punto di vista ecologico perché la tecnologia con cui sono costruite ha ottimizzato la combustione, cioè la reazione chimica tra la legna (combustibile) e l’ossigeno (comburente) a differenza di quella che si sviluppava nei caminetti e nelle vecchie stufe che era spesso inefficiente, con la conseguenza di produrre monossido di carbonio. Questo nuovo tipo di combustione che garantisce una bassa emissione di gas serra, è chiamato sistema a doppia combustione, in grado di offrire ai focolari moderni anche il vantaggio di una maggiore resa termica.

In una prima fase, detta combustione primaria, il carbonio contenuto nella legna si combina con l’ossigeno dell’aria, generando produzione di anidride carbonica e di monossido di carbonio. La fase successiva, detta combustione secondaria, viene generata dall’ingresso di ossigeno nella parte alta della fiamma. Ciò consente di ridurre le emissioni inquinanti e allo stesso tempo di raggiungere altissimi rendimenti: significa che la stufa utilizza quasi tutto il combustibile a sua disposizione. Ecco che allora questo sistema consente di raggiungere un’elevata produzione di calore a fronte di un minore impiego di combustibile rispetto ai vecchi modelli. In queste stufe moderne, è perciò sufficiente caricare la legna la sera per avere calore fino al mattino.

L’installazione della stufa a legna

Per una corretta installazione della stufa bisogna prevedere una certa distanza sui lati e sul retro della stufa, sia dalle pareti, sia da eventuali oggetti infiammabili. A seconda del modello, tra le pareti e la stufa deve essere lasciato uno spazio di 15 o 35 cm posteriormente e di 30 o 60 cm sui lati. Se l’aria calda fuoriesce anche dal retro della stufa, rivolto verso la parete, occorre montare su questa un pannello coibente e ignifugo e prima di appoggiare la stufa su parquet, moquette, tappeti o materiali infiammabili, predisponete un supporto resistente al fuoco, come una piastra in acciaio o in vetro, che deve sporgere almeno 30 cm da ogni lato della stufa. Per un corretto funzionamento occorre collocare la stufa in un luogo in cui sia garantito l’afflusso d’aria necessaria per la combustione e un’adeguata evacuazione dei fumi. Altrettanto importante è la corretta conformazione del comignolo. L’afflusso d’aria feve avvenire attraverso aperture permanenti praticate sulle pareti del locale che danno verso l’esterno. Queste ultime non devono essere ostruite né dall’interno né dall’esterno e devono essere protette con griglie o reti metalliche.

Per quanto riguarda lo scarico dei fumi questi possono essere evacuati in diversi modi
Mediante condotto fumario esterno, che deve avere diametro minimo di 😯 mm, e utilizzando solo tubi in acciaio.
Mediante condotto fumario esterno, che deve avere diametro minimo di 😯 mm, e utilizzando solo tubi in acciaio inox.
Mediante canna fumaria, questa deve avere dimensioni interne non superiori a 200×200 mm. In caso contrario, in presenza di un condotto in cattive condizioni, che possono essere dovute a fessurazioni, scarso isolamento o altro, occorre inserire all’interno della canna fumaria un tubo di acciaio inox di adeguato diametro che si sviluppi per tutta la sua lunghezza fino ad arrivare al comignolo. La canna fumaria può essere realizzata con materiali edili o metallici. Tra i primi, ottimi isolanti sono i blocchi di refrattario, resistenti fino a 1.250 gradi. Il secondo gruppo comprende tubi prefabbricati in ferro o in acciaio inox. Sono sempre di forma rotonda, per una migliore efficienza della canna fumaria.
Mdiante un raccordo alla canna fumaria o al condotto fumario esterno, per esempio con collegamenti a T, sempre che con un massimo di quattro curve a novanta gradi.

Infine il comignolo deve essere di tipo antivento e composto da un numero di elementi tali che la somma della loro sezione, in uscita, sia sempre doppia rispetto a quella della canna fumaria. Il comignolo deve essere posizionato in modo che superi il colmo del tetto di circa 500 mm, consentendo il trascinamento dei fumi all’esterno della canna fumaria anche in presenza di forti venti orizzontali.

Combustibili

Oltre che a legna, le stufe funzionano, a seconda del modello, a gas, gasolio, carbone o pellet. Gas naturale e gasolio hanno una resa più elevata degli altri combustibili: sono usati per alcuni modelli di stufe adatte per riscaldare gli ambienti ma la combustione risulta meno pulita rispetto a quella di legna o pellet. L’approvvigionamento può avvenire tramite bombole o la rete del gas. Le stufe a legna possono anche essere alimentate con un apposito tipo di carbone, più difficile però da reperire.

Molti pensano erroneamente che la combustione della legna provochi inquinamento. A dispetto di ciò, la legna può essere considerata ecocompatibile, poichè la sua combustione diventa parte integrante del ciclo naturale ed è inoltre rinnovabile: gli alberi usati per legna da bruciare possono essere sostituiti da altri, che con il tempo e con la crescita provederanno a garantire una nuova fonte di combustibile. Un altro vantaggio bisogna considerare: la legna e le biomasse legnose non sono solo fonti energetiche rinnovabili e pulite: sono soprattutto convenienti, se paragonate ai combustibili fossili come gas e petrolio.

La legna si può riciclare, la segatura, considerata prodotto di scarto del legno, può essere trasformata con apposite macchine in cilindri ovvero in pellet, un combustibile che dà un’elevata resa e può essere utilizzato per alimentare impianti di riscaldamento unifamiliari o condominiali. Soffermandoci sui vantaggi della legna dal punto di vista economico vediamo che 2,3 kg di legna secca hanno un potere calorifico uguale a un litro di gasolio o a un metro cubo di gas naturale. A fare la differenza sarà il prezzo: per l’acquisto di legna il costo sarà più basso del 50-60% in confronto al costo degli altri combustibili. Il risparmio viene calcolato non solo in base al costo del materiale, ma anche al rendimento della caldaia. Più questo è alto, più la stufa è in grado di sfruttare il combustibile a disposizione.

Per quanto riguarda i costi medi della legna da ardere, questa presenta prezzi diversi a seconda delle zone: in montagna, dove è facile reperirla dai fornitori locali, costa meno che in città o al mare. I costi oscillano tra 10 e 17 euro al quintale. Per la stufa il consumo di legna con umidità del 20% e ad un temperatura media è di circa 2-4 kg all’ora. Nelle zone di montagna, d’estate, si può anche fare scorta di legna nei boschi con i propri mezzi. Una confezione da 20 kg di tronchetti pressati, costa invece circa 3,5 euro mentre il pellet costa circa 37 euro al quintale ma il rendimento è superiore a quello della legna.

Migliori tipi di legna per le stufe

Nelle stufe, il tipo di legna che viene bruciata incide in modo differente sui rendimento della combustione. Ogni essenza, infatti, è caratterizzata da un proprio potere calorifico superiore e da un potere calorifico inferiore. Il primo è un valore teorico: è equivalente all’energia solare che, attraverso la fotosintesi, gli alberi hanno immagazzinato. Il secondo definisce la quantità di calore liberata durante una combustione completa. Si misura in kilocalorie per kg.

Per il corretto funzionamento di una stufa alimentata a legna, utilizzare materiale essiccato almeno da un anno in un luogo coperto. La legna fresca, al contrario, potrebbe sporcare il vetro dello sportello, la camera di combustione e i condotti dei fumi. A livello pratico, una buona regola è quella di scegliere legna con basso contenuto di umidità perchè più questo è elevato, maggiore è la quantità dì calore necessaria perché la legna bruci e minore il potere calorifico. Le essenze più indicate per garantire un elevato potere calorifico sono: faggio, rovere, robinia, olivo, betulla, carpino, castagno, frassino e abete.

In alcuni casi è possibile bruciare altri materiali, come i brichetti, cioè trucioli di legno derivanti da scarti di lavorazione, selezionati e pressati. In questo caso, tuttavia, vi è il rischio di una combustione incontrollata. Evitare, inoltre, di bruciare truciolati, legno laccato, verniciato o impregnato, cartoni, giornali e riviste. In ogni caso, seguire sempre le istruzioni d’uso del produttore della stufa per poter ottenere la migliore resa con minori consumi, nel rispetto dell’ambiente.

Manutenzione

Una volta l’anno, quando l’apparecchio non viene utilizzato, magari in estate, fare eseguire una pulizia approfondita da uno dei centri di assistenza tecnica autorizzati dal produttore, proprio per evitare che i residui della combustione possano danneggiare la canna fumaria, oltre a impedire lo scambio termico.

Con la stessa periodicità, rivolgendosi sempre a tecnici specializzati, bisogna far pulire non solo la stufa ma anche l’inserto del focolare e i tubi di raccordo e anche far controllare le griglie di combustione che, per il continuo surriscaldamento, possono corrodersi o deformarsi. Per quanto riguarda la manutenzione ordinaria è bene effettuare ogni giorno una breve pulizia del braciere, eliminando le incrostazioni che possono ostruire i fori.

In quelle alimentate a legna il cassetto per la cenere non va svuotato finché non è colmo: un po’ di cenere sul fondo della stufa migliora la combustione perché agisce come isolante. Le stufe in ghisa sono resistenti alla temperatura, ma non sono inossidabili. Se ci sono segni di ruggine, bisogna riverniciarle con vernici resistenti alle alte temperature. Per pulire il vetro della stufa usare prodotti appositi o strofinarlo con un panno umido e cenere e sciacquare poi con acqua.

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