Dal punto di vista del riscaldamento negli ultimi anni stanno ritornando sempre più in voga le stufe, proposte oggi anche per le abitazioni cittadine. Le ragioni di questo trend sono molteplici a partire dal design più accattivante e dai consumi energetici contenuti; per non parlare della basse emissioni di gas serra che rendono le stufe a pellet tra le più ecologiche di questi tempi. Con il prezzo dei combustibili arrivati alle stelle un risparmio per comprare fa proprio comodo: infatti le spese per acquistarlo sono inferiori rispetto a metano, gpl e gasolio.

Tuttavia per fare in modo che questo combustibile sia sfruttato, le stufe a pellet devono avere un sistema di funzionamento diverso da quello delle stufe a legna ma in compenso riescono a riscaldare fino a 100 mq e più. Un altro grande vantaggio della stufa a pellet è quello di avere una grande autonomia di funzionamento anche per diversi giorni. Un pannello digitale permette di regolare il funzionamento in base alle proprie necessità, alla fascia oraria e ai giorni della settimana. Alcuni modelli, inoltre, possono essere impostati via telefono.

Negli ultimi anni le stufe hanno subito una notevole evoluzione tecnologica. Si è infatti assistito al passaggio dai vecchi sistemi a caricamento manuale ai moderni dispositivi a controllo automatico e digitale, per arrivare fino alle termostufe, in grado, da sole, di soddisfare il fabbisogno di un intero appartamento. Le moderne stufe a pellet sfrutando le fonti energetiche rinnovabili, come appunto il pellet, permettono di riscaldare l’abitazione in modo più economico rispetto a metano, gpl e gasolio.

Legno e biomasse legnose non sono solo fonti energetiche rinnovabili e pulite, ma soprattutto convenienti, se paragonate ai combustibili fossili come gas e petrolio. Gli scarti di lavorazione del legno, trasformati in pellet, possono inoltre alimentare impianti di riscaldamento unifamiliari o condominiali. Il risparmio viene calcolato non solo in base al costo del materiale, ma anche al rendimento della caldaia. Infatti più questo è alto, più la stufa è in grado di sfruttare il combustibile a disposizione.

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Se vogliamo paragonare le stufe a pellet al camino vedremo che le differenze riguardano soprattutto le dimensioni e la resa termica. Per l’evacuazione dei fumi, in entrambi i tipi di impianto bisogna prevedere una canna fumaria autonoma, non collegata cioè ad altri apparecchi termici. La stufa è solitamente molto compatta e si inserisce anche in piccoli spazi; sono quindi più adatte per riscaldare gli ambienti. Il suo focolare ha dimensioni ridotte rispetto a quelle del camino e per questo motivo la resa termica è superiore al 70%. La stufa grazie alla presenza di particolari meccanismi interni, i deflettori, è in grado di bruciare in modo più completo il combustibile e trattenere più a lungo il calore. Il tubo che collega la stufa alla canna fumaria è di solito lasciato a vista, senza rivestimento mentre il camino ha di solito un rivestimento estetico che nasconde la canna fumaria.

Diamo ora un’occhiata al funzionamento di queste stufe. Il pellet si carica in un serbatoio a imbuto che si trova nella stufa e dopo l’accensione, è aspirato verso il basso scivolando nel focolare tramite una vite, chiamata cioclea che si apre automaticamente. Qui, nei primi 10 minuti se l’accensione della stufa avviene a freddo, viene gettata aria a temperatura molto elevata sul pellet fino a farlo incendiare altrimenti una resistenza (la stufa va collegata a una presa elettrica) diventa incandescente e avvia la combustione. Un aspiratore d’aria comburente posto nella parte inferiore della stufa convoglia l’aria nel bruciatore e spinge i fumi della combustione nell’apposito scarico sul retro. Durante questo percorso i fumi caldi cedono parte del loro calore allo scambiatore posto nella parte superiore. L’aria fredda prelevata dall’ambiente viene poi fatta passare sopra un ventilatore ad aria calda e poi reimmessa calda dalle alette superiori della stufa. Dopo 20 minuti circa la stufa entra a regime e si possono regolare la carica del pellet, il termostato e la velocità del ventilatore. La stufa a pellet va collegata alla canna fumaria o in mancanza della canna fumaria, può essere installata con scarico forzato, direttamente a parete, se il piano regolatore del Comune e il condominio non lo vietano.

Le stufe alimentate a pellet garantiscono autonomia di combustione, elevati rendimenti e sono adatte per riscaldare anche ambienti di grandi dimensioni. Infatti a seconda della potenza, possono riscaldare da 70 fino a 110 mq. Un altro vantaggio è quello di potere dare autonomia di combustione anche per diversi giorni. Un pannello digitale permette di regolarne il funzionamento in base alle proprie necessità, alla fascia oraria e ai giorni della settimana. Alcuni modelli, inoltre, sono dotati di telecomando, altri ancora possono essere controllati via telefono o sms anche se si è fuori casa.

Potere calorifico delle stufe a pellet e rendimento

Per acquistare la stufa adatta alla propria abitazione, è utile conoscerne i dati tecnici. Alcuni valori sono variabili, in quanto dipendono da fattori diversi, come l’isolamento termico di un appartamento. Un dato tecnico importante da conoscere è il potere calorifico ovvero quanto calore è generato da 1 Kg di pellet nel nostro caso, o di qualsiasi altro combustibile dopo esser bruciato del tutto. Questo calore si misura in kilocalorie o megajoule. Il potere calorifico si differenzia in potere calorifico inferiore (Hi) e potere calorifico superiore (Hs).

Il primo è il potere calorifico superiore a cui deve essere sottratto il calore causato dalla condensazione del vapore acqueo. Questo non viene condensato nei processi di combustione in un motore, quindi è al potere calorifico inferiore che si fa riferimento. Il secondo rappresenta quanto calore viene generato dopo che l’intero combustibile ha finito di ardere. Tuttavia questo calore va calcolato a pressione costante e quando si raggiunge nuovamente la temperatura tarata prima che avvenisse il processo di combustione. Un altro fattore collegato alle stufe è il rendimento chiamato anche efficienza o resa termica. Il rendimento è la quantità massima di calore, espressa in valore percentuale, ottenuta dal pellet attraverso la stufa o la termostufa.

Il pellet

Il pellet insieme ai bricchetti e al cippato è impiegato in casa per far funzionare le stufe a pellet e i caminetti. Come si sarà ben capito non è adatto a tutti i tipi di stufe, ma solo a quelle per esso predisposte. Soffermandoci sul pellet possiamo dire che è un combustibile altamente ecologico, prodotto con segatura proveniente da legno non trattato. Pressato da apposite macchine, questo viene poi trasformato in piccoli cilindri di dimensioni di 1,5 o 2 cm di lunghezza e 6 o 8 mm di diametro. Il pellet produce come rifiuto di combustione un fumo trasparente; risolve il problema di pulizia ed ingombro e rappresenta una valida alternativa ai combustibili fossili.

La sua compattezza è garantita da una sostanza naturale, presente nel legno, detta “tegnite”, dotata di proprietà leganti, che consentono di evitare l’aggiunta di additivi. Il pellet utilizzato per gli apparecchi di riscaldamento è un combustibile pulito, in quanto brucia completamente e con ceneri minime, che possono poi essere impiegate come fertilizzante. Infatti la stufa che funziona con questo tipo di ecocombustibile solido è fornita di alloggio di postcombustione. In questo modo viene evitata la fuoriuscita di monossido di carbonio, considerato una possibile causa di intossicazione. La nuova stufa a pellets proposta dalle maggiori aziende, è un modello particolare perchè oltre a bruciare pellet, brucia anche il monossido di carbonio, trasformando un apparente problema in vantaggio, non solo per la salute ma anche in termini di risparmio energetico: infatti la combustione di questo gas genera un calore aggiuntivo a quello normale.

Poi ci sono i bricchetti che sono di dimensioni maggiori e si ottengono da polvere e scarti di legno più grossolani. Il cippato, che si presenta sotto forma di pezzettini di legno, ha un potere calorifico inferiore rispetto al pellet e ai bricchetti. Comunque tutti e tre si possono usare per un piccolo e medio impiantio residenziale, alimentato dal camino, termocamino, stufa o termocucina. Il solo svantaggio è dato dai prezzi elevati dei dispositivi che sfruttano questi biocombustibili per dare calore ed energia. Non solo il costo delle stufe è più alto ma anche quello del pellet lo è se paragonato al prezzo della legna…comunque non dimenticate che la resa resta comunque nettamente superiore.

Il pellet ha diverse qualità

Il legname da cui si ricava il pellet deve essere necessariamente vergine, non trattato, cioè, con colle, vernici o materiali corrosivi. Compatto e maneggevole, ha un’umidità inferiore al 12%, molto più bassa, dunque, della legna tradizionale (del 30%-40%), con conseguente aumento del rendimento. Non tutti i pellet sono però uguali: cambiano, infatti, a seconda del tipo di legno e dell’umidità residua. All’atto di acquisto bisogna far attenzione al comprare pellet di qualità, sapendo, a maggior ragione, che in Italia non esiste ancora, purtroppo, una normativa ufficiale, né un sistema di certificazione di questi prodotti, con la conseguenza che, nei periodi di picco della domanda, si è assistito a importazioni di pellet di scarsa qualità.

Risulta essere però possibile orientarsi nell’acquisto scegliendo un prodotto conforme alle norme in vigore in altri paesi europei. In Francia, per esempio, il pellet deve rispettare le norme DIN 51731, mentre in Austria e in Germania valgono le DIN 51731 e Ó-Norm M7135. Esistono, comunque, metodi pratici per distinguere un materiale di qualità da uno meno pregiato. Eccone qualcuno. Quando lo si acquista bisogna assicurarsi che il legno di provenienza non sia trattato o misto a corteccia e che la confezione sia completa delle informazioni relative al tipo di legno usato e all’umidità residua.

Il pellet migliore è quello che ha la più alta percentuale di legno di faggio e un potere calorifico di almeno 4.500 kcal al kg. Deve essere costituito da cilindretti di diametro costante e avere una superficie liscia e lucida. Controllare bene le confezioni: all’interno non deve essere presente molto legno in polvere; inoltre queste devono essere integre. Il pellet, infatti, tende ad assorbire umidità, con la conseguenza non solo di ridurre il potere calorifico e di aumentare i fumi emessi durante la combustione, ma anche di gonfiarsi, causando il malfunzionamento della stufa. Ed ora andiamo al prezzo. Il costo del pellet è di circa 37 euro al quintale ma il rendimento è superiore a quello della legna. Infatti usando la stufa per 10 ore al giorno, con temperatura di 20 gradi, si consumano circa 10 o 12 kg di pellet.

Manutenzione e accensione della stufa

Per un corretto funzionamento della stufa a pellet è necessario farne eseguire la prima accensione e la taratura da personale specializzato, il fumista è responsabile, inoltre, della progettazione del percorso dei fumi, fino all’uscita del tetto. Affinché la taratura dei parametri rimanga corretta, occorre utilizzare sempre lo stesso tipo di pellet. In questo tipo di stufa non è possibile utilizzare altri combustibili, come legna o rifiuti organici, in quanto potrebbero comprometterne il funzionamento e bisogna sapere che l’effettivo consumo di combustibile e l’autonomia della stufa possono variare a seconda del tipo e delle dimensioni del pellet utilizzato.

Una volta installata la stufa da parte di un tecnico abilitato, leggete attentamente le istruzioni per farla funzionare in modo corretto e per eseguire una manutenzione puntuale e precisa. Sarebbe opportuno effettuare una breve pulizia giornaliera a freddo, che consiste nell’aspirare il crogiolo, compreso il foro da cui entra l’aria surriscaldata e se necessario, svuotate il cassetto della cenere. Nel caso delle stufe a pellets bisogna ricordare di aspirare ogni 6 mesi i residui di combustibile nel serbatoio. Una volta l’anno, quando l’apparecchio non viene utilizzato, fate eseguire una pulizia straordinaria da uno dei centri di assistenza tecnica autorizzati dal produttore. Con la stessa periodicità verificate il funzionamento della stufa e dell’impianto fumario, rivolgendosi sempre a tecnici specializzati.

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